Coline Pavot

Adattarsi

L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha ufficialmente dichiarato qualche settimana fa che il 2023 è stato l’anno di gran lunga più caldo di sempre, in cui il cambiamento registrato ha ampiamente superato il limite dei 2°C cui punta l’Accordo di Parigi. Non bastano più le semplici misure di mitigazione: le sfide sono immense, è ora di adattarsi. La realtà dei cambiamenti climatici e dei suoi inevitabili impatti va accettata ed è necessario prepararsi attivamente. L’adattamento riguarda ognuno di noi: dobbiamo agire!

 

Adattare i territori

L’adattamento è il “processo da attuare per fare fronte al clima reale o previsto e ai suoi effetti, onde contenere i danni o sfruttare eventuali opportunità”[1]. Punta a mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle società umane. L’Italia, il Paese maggiormente colpito in Europa dal riscaldamento globale, è afflitta da frequenti episodi di siccità, che dimostrano quanto sia urgente adattare i territori di fronte agli eventi estremi, la cui frequenza e intensità aumenteranno nel corso del secolo. Una sfida tanto più importante per il Paese se si considera che i cambiamenti climatici, stando alla Banca d’Italia, potrebbero costare fino al 9,5% del PIL pro capite entro la fine del secolo.

 

Adattare le imprese

I territori sono sempre più esposti, ma anche le imprese. L’attuale disagio che colpisce il settore agricolo illustra, ad esempio, le molteplici sfide cui è confrontato, che rendono la sua transizione ineluttabile. Il calo della produzione agricola, strettamente legato all’impatto dei cambiamenti climatici e al degrado della biodiversità, si ripercuote sui redditi degli agricoltori. L’impennata dei prezzi del cacao a cui stiamo assistendo in vista della Pasqua ben rappresenta l’impatto tangibile dei fenomeni climatici. Accrescere la resilienza delle aziende agricole per adattarsi alla nuova situazione ambientale sembra essere un passaggio obbligato. Se si vuole che l’intero settore agroalimentare si adatti e che le filiere siano più sicure, è fondamentale la collaborazione tra gli attori della filiera. Un sistema di incentivi normativi adattato alle realtà sul campo avrà probabilmente ancora una volta un ruolo chiave da svolgere.

 

Finanziare l’adattamento

Resta la questione spinosa dei finanziamenti che andranno incrementati in maniera massiccia. Per attrarre capitali, la tassonomia europea vi dedica una delle sue sezioni principali. Identifica due tipi di aziende: le aziende adattate, che implementano sistemi per adattare i propri processi, e le aziende abilitanti, che offrono soluzioni di adattamento chiavi in mano ad altri operatori. In quanto investitori responsabili, siamo convinti del nostro ruolo nel finanziare l’adattamento. L’analisi dell’esposizione dei nostri investimenti ai rischi fisici e di transizione rappresenta un primo passo, che si deve accompagnare a un’analisi qualitativa approfondita dei piani di transizione.

In LFDE, le dinamiche di transizione delle aziende vengono valutate in base alla nostra metodologia proprietaria Maturité Climat et Biodiversité, un metodo che include anche un’analisi della giusta transizione, la chiave del successo come ci ricorda la collera degli agricoltori. Ci auguriamo che questo tema, sempre più al centro dei dibattiti della comunità della finanza sostenibile, possa dare origine – grazie a diversi impulsi normativi – a finanziamenti e impegni massicci e rigorosi per sostenere l’intera società nell’affrontare la sfida dell’adattamento.

 

 

Disclaimer: Le opinioni espresse in questo documento riflettono le convinzioni dell’autore. Non possono in alcun caso impegnare la responsabilità di LFDE.

 

[1] GIEC