Enguerrand Artaz

Commento LFDE del 11 ottobre

Stagflazione, veramente?

a cura di Enguerrand Artaz, gestore

Nei commenti di alcuni analisti o nei titoli riportati dalla stampa specializzata stiamo osservando la comparsa del termine “stagflazione”, sinonimo di ore buie per l’economia. Benché sia comprensibile l’interesse dimostrato dai media per questo concetto, che dovrebbe spiegare il recente ribasso dei mercati azionari dopo 7 mesi consecutivi di rialzo, la realtà è di ben altra natura.

Ricordiamo brevemente la definizione di stagflazione: è un fenomeno autoalimentato caratterizzato da un’elevata inflazione, un ristallo sostenuto dell’attività economica e una forte disoccupazione, che non accenna a diminuire. Il concetto è diventato popolare negli anni ’70, dopo il primo shock petrolifero del 1973. All’epoca, l’inflazione molto elevata, che arrivò nel 1974 a toccare un massimo del 12,3% negli Stati Uniti, era dovuta a uno shock negativo dell’offerta, riferito in particolare alle materie prime energetiche, il petrolio soprattutto. Inoltre, la domanda si stava esaurendo nei Paesi sviluppati alla fine dei 30 anni di boom postbellico. Oggi, invece, la situazione è radicalmente diversa. La domanda globale è molto forte, soprattutto nei Paesi sviluppati ed è proprio questo shock positivo della domanda, in un contesto di offerta temporaneamente limitata a causa dei postumi della crisi del Covid, che sta provocando l’inflazione. È del resto anche difficile parlare di “stagnazione” dell’attività economica con una crescita globale che dovrebbe raggiungere il 4,5% entro il 2022 e vicina al 6% quest’anno.

La parte “stag”, nel termine “stagflazione”, è quindi usata impropriamente nel contesto attuale anche se non significa che non ci siano motivi di preoccupazione per l’attività economica. Abbiamo verosimilmente raggiunto il picco della ripresa. In Cina prima, e nei Paesi sviluppati poi, il persistere dei colli di bottiglia nelle catene di produzione globali potrebbe alla fine condizionare la domanda. Infine, ci sono aree di fragilità, come il settore immobiliare cinese, evidenziate dalle vicissitudini di Evergrande. Tuttavia, sono per la maggior parte timori di un rallentamento nel ritmo di espansione, non anticipazioni di un ristallo della crescita.

Infine, l’aumento dei salari di fronte alla carenza di manodopera potrebbe innescare un loop salario-prezzo che manterrà l’inflazione su livelli relativamente elevati. Nell’ultimo decennio, gli aumenti di produttività hanno certamente limitato, e non poco, la trasmissione degli aumenti salariali all’inflazione. Tuttavia, le tensioni stanno aumentando negli Stati Uniti. Nell’ultimo rapporto sull’occupazione pubblicato venerdì scorso, molti settori hanno visto i salari aumentare dello 0,5%, o più, nel corso del mese. Mentre la stagflazione è ormai frutto dell’immaginazione, l’inflazione è una realtà.

 

Redatto il 08.10.2021