Olivier de Berranger

OK BOOMER!

L’argomento della settimana del  09/12/2019

a cura di Olivier de Berranger – Chief Investment Officer

La comparsa dell’espressione “Ok Boomer”, maldestramente tradotta “Ok vecchio babbione”, illustra il divario che separa le generazioni dei baby boomer nati dal dopoguerra fino agli anni ’70, dai Millenials e dalla “Generazione Z”, vale a dire i giovani nati a partire dagli anni ’80. L’espressione è segno di disprezzo per una generazione accusata di aver approfittato della prosperità dei gloriosi 30 anni di boom economico ma soprattutto di essersi resa responsabile di un onere finanziario e ambientale lasciato in eredità alle giovani generazioni. Tanto che le disuguaglianze generazionali potrebbero essere una delle grandi sfide del XXI secolo.

Infatti, l’attuale sistema pensionistico francese (a ripartizione) non sembra più sostenibile per i giovani data la struttura a piramide rovesciata delle età e la diffidenza, come dimostrano le attuali agitazioni sociali, per le riforme.

In senso retrospettivo, la generazione dei baby boomer sembra essere stata privilegiata: tassi di occupazione dignitosi per i laureati (tranne durante le crisi), crescita media superiore a quella odierna, rivalutazione del patrimonio sostenuta dal settore immobiliare e, per i risparmiatori, crescita delle azioni nel lungo termine e calo dei tassi di interesse. Le giovani generazioni sembrano destinate a dover portare il peso del debito pubblico e ambientale. Non va tuttavia dimenticato che se i più giovani saranno confrontati con questa passività dispongono anche di una grande risorsa: il tempo. Hanno davanti un orizzonte che consente loro l’assunzione di rischi finanziari, investendo in azioni, ad esempio. Per via di un orizzonte di investimento più limitato i baby boomer fanno investimenti più prudenti, dai rendimenti risicati, nell’attuale contesto di bassi tassi di interesse.

Anche se rispetto alle generazioni precedenti una parte dei giovani dimostra minor impegno politico espresso con l’appartenenza a organizzazioni tradizionali (partiti politici, sindacati, ecc.), gli stessi non sono totalmente assenti dalla scena politica. L’approccio è diverso, basato sull’impegno associativo, su consumi più attenti mossi non soltanto da questioni materiali ma anche da una ricerca di senso, ambientale e sociale. Questo comportamento è razionale per coloro che dovranno affrontare in prima persona le conseguenze del riscaldamento globale. Le aziende lo hanno capito e tengono ormai in debito conto, al di là dell’imperativo della redditività economica e finanziaria, le questioni ambientali, sociali e di governance (ESG). 

Alla stregua dei loro consumi più attenti, anche l’investimento delle giovani generazioni è destinato a seguire questa strada che pone la ricerca del senso e dell’impatto al centro delle scelte dei risparmiatori. Ok boomer?