Olivier de Berranger

Commento del 30 novembre

Finta rottura, vera continuità

L’argomento della settimana del  30/11/2020

a cura di Clément Inbona– Gestore

Viene da pensare che per assurgere alle più alte cariche oggi negli Stati Uniti sia necessario avere un nome che inizi con la “J”. Dopo Jerome (Powell), a capo della Fed dal 2018, e Joe eletto 46° Presidente degli Stati Uniti questo mese, tocca ora a Janet la cui la nomina al Tesoro statunitense è stata appena annunciata.

È ormai noto, dal 23 novembre, il nome del futuro Segretario del Tesoro, l’equivalente del nostro Ministro dell’Economia e delle Finanze. Janet Yellen sarà nominata il prossimo gennaio, previa approvazione del Senato, per il momento repubblicano.

Questa nomina è un’ottima notizia per l’economia statunitense e per i mercati finanziari.

In primo luogo perché colei che fu la prima presidente della Fed nel 2014 vanta un curriculum esemplare per la posizione. Si è finora brillantemente destreggiata tra responsabilità accademiche – Berkeley, Harvard, LSE – governative, in qualità di consigliere economico di Bill Clinton, e monetarie da vicepresidente prima della Fed dal 2010 al 2014 e da presidente poi nel quadriennio successivo.

In seconda istanza perché Janet Yellen è una risorsa politica di peso qualora il Congresso dovesse rimanere diviso. Janet Yellen appartiene all’ala progressista del Partito Democratico anche se si può fregiare dei molti voti repubblicani ottenuti quando era a capo della Fed e dell’apprezzamento di entrambi gli schieramenti.

Infine, perché le sfide che dovrà affrontare sembrano fatte su misura. Oggi, la disoccupazione negli Stati Uniti si attesta al 6,9% e la metà circa dei senza lavoro per via della crisi del Covid non hanno per ora ritrovato un’occupazione. La signora Yellen è una specialista del mercato del lavoro e ha del resto affrontato questo tema con suo marito, il premio Nobel per l’economia Georges Akerlof. Sebbene sia considerata una “colomba”, sostenitrice quindi di una politica monetaria accomodante, può affermare di essere stata la prima ad aver alzato i tassi dopo la crisi dei subprime senza del resto provocare agitazione in Borsa alla fine del 2015.

Un rientro in scena in grande stile per colei che non fu riconfermata alla guida della Fed da Trump. Si

prenderà cura di articolare al meglio politica fiscale e politica monetaria in un periodo chiave. Non c’è

dubbio che non vi saranno attriti nella sua collaborazione con Jerome Powell, ex vicepresidente della Fed sotto il mandato Yellen. Benché repubblicano, il suo successore alla Fed non è mai stato parco di complimenti nei suoi confronti. Ha portato avanti una politica in linea con la sua, concentrandosi maggiormente sull’occupazione e sulla crescita a scapito del sacrosanto obiettivo di un’inflazione al 2%.

Va inoltre sottolineato che durante il suo mandato alla guida della Fed, Janet Yellen ha fornito un clean sheet ai mercati finanziari: i tassi di interesse americani a lungo termine sono rimasti praticamente stabili tra l’inizio e la fine del suo mandato mentre le azioni hanno registrato un rally senza scossoni significativi. L’S&P 500 è così cresciuto del 72% nel periodo, ovvero del 15% circa su base annua. I mercati ci speravano, Biden l’ha fatto!

Mentre le tre “J” sono schierate a favore degli Stati Uniti, in Europa il ritorno di Super Mario in una posizione di rilievo potrebbe significare il rientro in campo di una super-tripletta M-M-M (Macron-Merkel- Mario). Due allineamenti stellari per la ripresa economica e per gli investitori.

 Commento redatto il 27/11/20.