Alexis Bienvenu

La potenza dell’uovo d’oro

Per la mitologia indù l’universo sarebbe nato da un uovo d’oro, splendente come il sole. L’oro irradia quindi ogni aspetto dell’esistenza indiana, i matrimoni soprattutto dove la sposa riceve lo “stridhan”: una quantità d’oro che le spetta per sempre, anche in caso di divorzio.

Quale benedizione per la nazione indiana in questo periodo in cui il prezzo dell’oro sta andando alle stelle! Con un rialzo del 75%[1] in un anno, l’oro fa scintillare le riserve della banca centrale indiana – 880 tonnellate circa d’oro che collocano l’India al nono posto nella classifica mondiale. A risplendere però è soprattutto la fortuna delle famiglie indiane che ne possiedono più delle dieci maggiori banche centrali messe insieme! In un suo studio recente, Morgan Stanley stima che le famiglie indiane possiedono fino a 34.000 tonnellate del prezioso metallo, anche se le stime più comuni si aggirano intorno alle 25.000 tonnellate[2].

L’oro rappresenta infatti una componente essenziale del patrimonio delle famiglie indiane, più del 10% in generale e a volte fino al 50% nelle categorie sociali meno bancarizzate. Ne consegue, per la popolazione, un effetto ricchezza notevole dovuto all’apprezzamento dell’oro.  I consumi dovrebbero, in teoria, trarne grande beneficio, in un Paese in cui rappresentano il 70% circa del PIL. Una leva per una nuova età dell’oro?

In realtà, l’effetto non è così diretto. È notevole infatti il passo che separa l’effetto ricchezza teorico dalla spesa effettiva. Da un lato, molte famiglie considerano l’oro alla stregua di un’assicurazione, uno status o un patrimonio da trasmettere, e non come un capitale da spendere. Dall’altro, i prezzi elevati dell’oro comportano due difficoltà economiche almeno: un rialzo dell’inflazione quando si acquistano gioielli, un atto tradizionale in India, e un aumento del disavanzo commerciale dato che quasi tutto l’oro è importato. Questo disavanzo esercita una pressione al ribasso sulla rupia, con eventuali ripercussioni sull’inflazione di altri prodotti importati. Non è quindi evidente il legame tra ricchezza in oro e consumi indiani.

Eppure, si sta già profilando un effetto positivo netto: stanno esplodendo i prestiti garantiti dall’oro, proposti ai privati da banche e istituti non finanziari. Secondo la Reserve Bank of India, nel novembre 2025 ne sono raddoppiati i volumi negli ultimi sei mesi. Questa rinnovata fonte di credito a tassi competitivi, che non comporta alcuna importazione supplementare di oro, non può che favorire i consumi, evitando nel frattempo alle famiglie di separarsi definitivamente dal loro bene prezioso.

Inoltre, al di là di questo effetto sul credito e nonostante le sue conseguenze sul disavanzo commerciale, l’esplosione della ricchezza indiana grazie al prezzo dell’oro offre un altro vantaggio, di natura geopolitica questa volta. La riserva patrimoniale in metallo giallo non può che rafforzare lo status del Paese nella sua corsa all’autonomia nei confronti del dollaro. In un momento in cui la nazione è soggetta a dazi penalizzanti da parte degli Stati Uniti e firma, nel frattempo, un gigantesco trattato commerciale con l’Europa, l’India può avvalersi dell’aiuto inaspettato del metallo prezioso per affermare la sua sovranità. Una conferma che la sua potenza, fin dalle origini, è consustanziale all’“Hiranyagarbha”, l’uovo d’oro primordiale.

 

Alexis Bienvenu, Gérant, La Financière de l’Échiquier (LFDE)

Rédaction achevée le 30.01.2026

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[1] Su base annua mobile al 30.01.2026, in dollari

[2]  A titolo di confronto, le maggiori banche centrali del mondo ne detengono ciascuna solo 2000-3000 tonnellate, con il record detenuto dalla Federal Reserve statunitense, che ne possiede 8000 tonnellate.