Valentin Vigier

L’analisi ESG in cerca di pragmatismo

Negli ultimi due anni, il backlash suscitato dall’ESG all’interno del dibattito pubblico ha eroso l’attenzione riservata all’investimento sostenibile. L’indice di gradimento è ai minimi in un momento in cui il carattere urgente delle transizioni richiede maggiore pragmatismo.

L’ESG, da qualche tempo ormai, deve fare i conti con un rifiuto nel dibattito economico e politico: critiche inerenti la performance, accuse di natura ideologica, inasprimento del contesto normativo. Questo trend è stato in larga misura alimentato dalle decisioni politiche statunitensi promosse da D. Trump, come dimostrato dall’uscita degli Stati Uniti dal Trattato dell’Accordo di Parigi sul clima, per la seconda volta.

Eppure, mai come oggi la realtà si era rivelata così impellente: cambiamento climatico, pressione sulle risorse, trasformazione delle catene del valore, impatto delle disrupture tecnologiche. Al contempo, la recrudescenza dei conflitti geopolitici ha dato centralità alla questione della sovranità strategica nelle agende politiche europee.

Gli investitori, consapevoli di queste sfide, sono incoraggiati a definire con maggiore precisione il proprio approccio extra-finanziario, a valutare l’impegno delle imprese alla luce dei loro piani di transizione e a razionalizzare le scelte di investimento.

Coniugare sostenibilità, sovranità e competitività

L’Europa è di fronte a un’equazione impegnativa: rimanere competitiva, ridurre le dipendenze strategiche e rispettare i suoi obiettivi climatici. Percorrere questo crinale   significherà compiere delle scelte, con trasparenza e realismo.

L’elettrificazione, ad esempio, è una strategia climatica indispensabile per la decarbonizzazione e, al tempo stesso, una strategia improntata all’autonomia volta a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle energie fossili importate, nonché la sua esposizione agli shock geopolitici e alla volatilità dei prezzi. Simile processo richiede tuttavia di garantire l’accesso a materiali critici quali il litio, il rame o le terre rare, per i quali l’Europa continua a dipendere molto dalla Cina. La Commissione europea ha quindi stilato un elenco di 47 progetti strategici che beneficeranno di un sostegno finanziario e normativo per rafforzare l’approvvigionamento, il riciclaggio e le capacità di trasformazione sul territorio europeo.

Sebbene spesso criticata, la normativa europea riveste un ruolo centrale e costituisce un fattore di trasformazione che occorre comprendere appieno. Ne è la dimostrazione il mercato del carbonio: un quadro normativo coerente può orientare i comportamenti economici, incentivare le imprese a investire e accompagnare la decarbonizzazione di interi settori industriali, anche se viene percepito come un freno alla competitività per i settori difficili da decarbonizzare e soggetti a una forte concorrenza internazionale. Alcuni atti normativi europei, come il Clean Industrial Deal[1], puntano sulla decarbonizzazione di settori industriali proteggendone al contempo la competitività. Questo arsenale normativo sarà foriero di trasformazioni purché rimanga comprensibile, stabile e allineato alle realtà industriali. In caso contrario, duplice sarebbe il principale rischio: indebolire la credibilità della transizione scindendola dai vincoli di produzione oppure sacrificare l’ambizione climatica in nome di una competitività a breve termine. In entrambi i casi, l’Europa correrebbe il rischio di non compiere la propria transizione energetica.

In questo contesto complesso, le imprese meglio posizionate per riuscire nella loro transizione saranno quelle in grado di rendere il proprio business model più resiliente, di garantire i propri approvvigionamenti, investire nelle giuste leve tecnologiche e assorbire i vincoli normativi. L’obiettivo dell’analisi ESG è identificare con precisione i player i cui piani di transizione sono più avanzati, ma individuare anche, per gli altri, le principali aree di progresso e di engagement. Per raggiungere questo obiettivo, gli investitori hanno la possibilità di avvalersi di metodologie e fonti di dati riconosciute, come gli indicatori forniti dal Carbon Disclosure Project[2], sull’impatto ambientale delle attività economiche.

L’ESG sta entrando in una fase di maturità. Una fase in cui l’investimento sostenibile contribuisce a distinguere le imprese in grado di trasformare il proprio modello in un mondo sottoposto a maggiori vincoli, più frammentato e più strategico.

 

Redatto il 09/06/2026

Disclaimer: Questi dati e opinioni sono forniti a scopo informativo e, pertanto, non costituiscono né un’offerta di acquisto o di vendita di un titolo, né una consulenza in materia di investimenti, né un’analisi finanziaria. Le opinioni espresse sono quelle dell’autore e non possono in alcun caso impegnare la responsabilità di LFDE. La decisione di investire non deve poggiare unicamente sull’approccio extra-finanziario ma deve tenere anche conto di tutte le altre caratteristiche.

 

[1] Patto europeo per un’industria pulita, Commissione europea, 26 febbraio 2025

[2] Organizzazione internazionale senza scopo di lucro che fornisce dati sull’impatto ambientale dei settori privato e pubblico